Monica Maiorino
Monica Maiorino è senza dubbio una delle attrici più interessanti del teatro contemporaneo italiano. Da sempre guidata dalla passione per il palcoscenico, ha affiancato alla recitazione anche l’amore per il canto. Dotata di grande empatia, riesce a entrare in connessione profonda con il pubblico attraverso uno studio accurato dei personaggi. Ha lavorato in numerosi spettacoli e con maestri come Aldo e Carlo Giuffré, che ne hanno riconosciuto il talento e la maturità artistica. Lavora anche come regista e sceneggiatrice.
Monica Maiorino è stata guidata fin dall’infanzia dalla passione per il palcoscenico: un talento precoce, riconosciuto prima dalla madre e poi da un’insegnante di lettere che ha saputo incoraggiare il suo naturale legame con l’interpretazione. A soli tredici anni intraprende il suo percorso formativo, entrando in una compagnia teatrale salernitana che diventerà per lei una vera palestra artistica.
Alla recitazione ha presto affiancato l’amore per il canto: pur non definendosi cantante lirica, considera la musica parte indispensabile della sua espressione, una forza che porta con sé in ogni lavoro teatrale. Attraverso uno studio accurato dei personaggi, Monica ricerca similitudini intime ma, una volta in scena, si distacca da sé stessa per dare corpo e voce al personaggio con autenticità e precisione.
La sua carriera è costellata di spettacoli di rilievo — Tre pecore viziose, Cani e gatti, Vesuviani, Io e te, La leggenda di Crapolla, Il capitan Fracassato — e di esperienze forti vissute tanto nei grandi teatri quanto negli spazi off. È proprio negli spazi non convenzionali, a stretto contatto con il pubblico, che ha scoperto la forma di empatia che più la rappresenta: una magia difficile da spiegare ma essenziale al suo modo di fare teatro.
Determinante il lavoro accanto a due giganti della scena italiana, Aldo e Carlo Giuffré, dai quali ha imparato rigore, tempi teatrali, leggerezza e rispetto per il mestiere. Esperienze che considera tra i momenti più formativi della sua vita artistica.
Monica sceglie spesso testi che parlano di tematiche sociali, convinta che il teatro debba raccontare la vita attraverso una sua grammatica poetica e necessaria. La pandemia le ha confermato la sua forza interiore e la capacità di rialzarsi sempre. Continua intanto a studiare e a trasmettere la propria esperienza ai più giovani, perché per lei il teatro è un’eredità viva che va condivisa.